Il rapporto tra età e felicità: l’effetto buonumore

Le persone anziane tendono a concentrarsi di più su ciò che la felicità può regalare e a ridimensionare le esperienze negative, secondo quello che gli studiosi chiamano “effetto buonumore” legato all’età, indipendente dagli acciacchi, ma a patto di disporre di sufficienti energie cognitive.

Come si esprime l’effetto buonumore legato all’età. Secondo gli studi intrapresi (riportati su Mente & Cervello, n. 134), le persone anziane ricorrono a strategie efficaci che consentono loro di ridimensionare le esperienze negative, concentrandosi su quelle positive, ottenendo come risultato minor stress ed ansia, quindi una maggiore felicità.

Le ipotesi. Gli studiosi hanno fatto diverse ipotesi per spiegare quello che è un sintomo di un cambiamento nel tempo, non una disposizione innata, cioè si diventa più felici invecchiando, non perché si è ottimisti di carattere. L’ipotesi dei cambiamenti cerebrali afferma che potrebbe esistere un legame tra un’attività ridotta nella rete di default del cervello e l’effetto buonumore negli adulti anziani, ma non è convincente. L’ipotesi dei cambiamenti cerebrali non è convincente per almeno tre motivi: il declino cerebrale ha conseguenze negative che riducono il benessere, gli anziani che manifestano un maggior livello di allegria sono quelli dalle menti più acute e l’effetto buonumore è sperimentato anche dai giovani che, di fronte a gravi tragedie, apprendono la fragilità della vita ed il valore dei momenti felici.

La teoria della selettività socio-emotiva. La teoria più convincente per spiegare l’effetto buonumore legato all’età è stata sviluppata da Laura L. Carstensen e colleghi della Stanford University, secondo i quali gli anziani sono più soddisfatti della loro vita perché scelgono di esserlo; con l’avvicinarsi della morte, l’anziano si concentra soprattutto su ciò che lo fa stare bene. Nei vari studi, le persone anziane apparivano meno ansiose dei giovani, meno colpite da sensazioni di disagio o autocritica e sviluppavano un livello di rabbia minore. Secondo Carstensen e altri psicologi e anche secondo me, questo comportamento è sintomo di un cambiamento di prospettiva: consapevoli della fragilità della vita, le persone anziane cercano di ottimizzare le sensazioni felici e godersi la vita nel tempo rimasto.

anziana felice

L’effetto buonumore e le risorse cognitive. Occorre impegno mentale ed occorrono strategie per mantenere un atteggiamento ottimista di fronte ad eventi negativi, soprattutto quando gli acciacchi dell’età mettono le persone di fronte all’inesorabilità del tempo che passa e si può essere colti da tristezza. L’effetto buonumore legato all’età è allora una realtà solo se le persone anziane hanno sufficienti energie cognitive che le mette in grado di regolare le proprie emozioni attraverso strategie efficaci. Una delle strategie che aiuta gli anziani a reindirizzare la mente verso il lato positivo delle cose è la capacità di distrarsi di fronte ad un’esperienza negativa. Un’altra strategia è l’accettazione dell’esperienza negativa che ha l’effetto di attenuare l’ansia, così come un’atteggiamento più indulgente nei propri confronti. E’ un po’ la filosofia Zen che molti giovani cercano di imparare e che agli anziani giunge tanto naturale, tuttavia non bisogna dimenticare che il lato negativo delle cose è un motore di cambiamento, quindi se siete giovani sappiate che la negatività sarà un fattore essenziale, basta non lasciarsi sopraffare da essa.

Per sviluppare buone risorse cognitive. Per godere dell’effetto buonumore in età avanzata, cominciate già ora a prendervi cura del vostro corpo e del vostro cervello. Come? Mangiate sano, fate ginnastica, allenate il vostro cervello con lo studio, la lettura, l’enigmistica, il gioco, ecc..

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

M. Zaraska, Effetto buonumore, in Mente & Cervello nr. 134, 2016

L.L. Carstensten e altri, Taking time seriously: a theory of socioemotional selectivity theory, in American Psychologist, vol. 54, n. 3, pp. 165-181, 1999

 

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