Calo demografico e immigrazione

I demografi sono concordi: è dalla metà degli anni Sessanta che in Europa Occidentale si verifica un progressivo declino demografico.

Il rapido invecchiamento della popolazione ed il drastico crollo delle nascite porteranno ad una riduzione progressiva degli autoctoni con un’alta incidenza di pensionati. In termini economici significa un impoverimento sia per la mancanza di manodopera sia per i sempre più elevati costi di mantenimento della popolazione anziana. Gli immigrati diventano così una risorsa perché alimentano le forze produttive e contribuiscono al mantenimento del welfare.

Lo ha capito la Germania decidendo di aprire all’immigrazione, anche se selezionata, ma d’altra parte è di personale qualificato che il loro sistema produttivo ha bisogno. Diversa è la situazione dell’Italia, sotto questo punto di vista, in quanto la maggioranza dell’occupazione che il nostro paese offre è qualitativamente povera e a basso grado di scolarizzazione (manovalanza edile, agricola, ecc.) e che spesso gli italiani più scolarizzati rifiutano.

Italia e Germania, comunque, sono accomunate da un primato: il tasso di natalità più negativo in Europa; quindi Italia e Germania sono i paesi che più degli altri hanno oggi bisogno degli immigrati; la Spagna arriverà a questo fabbisogno con una decade di ritardo, mentre la Francia, il cui governo ha fatto politiche per la famiglia, non ha un problema di natalità, pertanto gli  immigrati che ha gli bastano e avanzano.

Il declino dell’italianità sarà rapido se non ci si pone rimedio, ad esempio con politiche fiscali volte a conciliare la vita professionale e privata delle famiglie così da rinverdire il tasso di fertilità nazionale.

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Cinzia Malaguti

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