Amos Nattini, un pittore da riscoprire

Ho visto alcune opere del pittore Amos Nattini (Genova 1893 – Parma 1985), divenuto famoso per aver illustrato la Divina Commedia: ne sono rimasta positivamente impressionata. Ho trovato davvero notevoli il senso della prospettiva e la capacità di dare espressività alla moltitudine di volti dipinti in una stessa tela; soprattutto, è originale, e di chiara influenza dannunziana, la raffigurazione di figure muscolose, disegnate con rigore scientifico.

Amos Nattini, per più di vent’anni, dal 1920, si dedicò a illustrare la Divina Commedia, dipingendo magistralmente cento canti in centro tavole, che lui chiamò Visioni. Fu Gabriele D’Annunzio ad incoraggiare e sostenere Nattini in questa colossale impresa. Nel 1939 le sue illustrazioni della Divina Commedia confluirono in una lussuosa edizione della Commedia, edita a tiratura limitata.

Amos Nattini non è l’unico pittore che si occupò di illustrare l’opera di Dante, ma la sua interpretazione del poema si muove su toni originali; nei suoi dipinti sono centrali la forza e la muscolosità dei personaggi, superuomini dannunziani che si muovono in paesaggi sospesi, onirici, dove il dramma costituisce solo un debole sfondo.

Il suo talento fu coltivato sin da ragazzo con gli studi alla scuola di nudo dell’Accademia di Belle Arti e con quelli di anatomia dell’Università di Genova. Dopo Milano e Parigi, dove frequentò il bel mondo artistico-culturale, vennero gli anni della guerra durante i quali si trasferì a Oppiano di Gaiano, nei pressi di Collecchio (Parma), nell’ex eremo benedettino ricevuto in eredità per via materna, dove dipingerà fino alla fine dei suoi giorni, sempre su commissione. Con l’arrivo della guerra, Amos divenne partigiano, aiutò gli inglesi fuggiti dal campo di concentramento di Fontanellato, fu arrestato dalla Gestapo, poi rilasciato. Dopo la Liberazione, divenne sindaco (per sei mesi), quindi consigliere comunale socialista.

Dopo i fasti della Belle époque francese e l’epopea della Divina Commedia, nel suo eremo parmense Amos Nattini si dedicò alle grandi battaglie, ai ritratti e a scene agresti.

Le opere di Amos Nattini furono vendute a collezionisti, ma ce ne fu uno speciale, Pietro Cagnin che, con sacrifici e grande determinazione, divenne suo appassionato collezionista. Pietro Cagnin fu poi costretto a vendere i suoi tesori artistici per motivi economici, ma suo figlio Giampaolo è dal 2000 che sta cercando di ritrovare i quadri del padre e non ha ancora finito. I quadri di Amos Nattini della collezione Cagnin sono, di tanto in tanto, esposti in apprezzate mostre.

Nel 2015 si è tenuta a Parma, al Palazzo della Pilotta, la mostra Amos Nattini, pittore di altri mondi; al MAR di Ravenna, fino al 10 gennaio 2016, si può visitare la mostra Divina Commedia. Le visioni di Doré, Scaramuzza, Nattini.

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

Art e Dossier, nr. 327

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