L’antico Eldorado romano di Las Médulas

Nella regione di Leon, Spagna nord-occidentale, si trova un'antica miniera aurifera sfruttata dall'impero romano per coniare le sue monete d'oro: Las Médulas. Il territorio di Las Médulas è Patrimonio dell'Umanità per l'unicità del paesaggio, ma racchiude una storia di tecnologia idraulica applicata all'estrazione dell'oro da una montagna che è molto interessante.

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Las Médulas, panoramica

Ho visto un bel servizio giornalistico sulla grande miniera aurifera di Las Médulas in Spagna, che serviva per l’estrazione dell’oro in epoca romana e, incuriosita, ne ho approfondito la storia, la geografia e le tecniche estrattive utilizzate.

La bellezza del paesaggio del territorio di Las Médulas, con le sue suggestive forme e colori, permette ancora oggi di ammirare le antiche miniere ed i resti del sistema di canali impiegati nell’antichità per l’estrazione dell’oro. Il paesaggio che quell’attività ci ha restituito, è ben lungi dall’essere desolato; è un gioiello naturalistico in cui storia, tecnologia, uomo e natura si fondano in un paesaggio unico dichiarato Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Ora vi racconto cosa ha fatto diventare Las Médulas il posto che noi oggi possiamo ammirare.

Fu con l’imperatore Augusto che Roma decise di coniare regolarmente monete d’oro quale strumento di propaganda; sulle monete veniva così impressa l’immagine del potere di Roma e dei suoi imperatori. Questo conio richiedeva grandi quantità d’oro e una delle fonti di questo metallo fu trovata a Las Médulas, nell’attuale provincia di Leon, nella Spagna nord-occidentale. Siamo negli anni 20 – 30 a. C., oltre 2000 anni fa.

Monete d'oro Impero Romano epoca Imperatore Augusto
Monete d’oro Impero Romano epoca Imperatore Augusto

Fu lo scrittore romano Plinio il Vecchio a scrivere nella sua Naturalis historia (custodita nella Biblioteca Marciana, Venezia) la prima cronaca legata a Las Médulas. Le montagne del territorio di Las Médulas erano ricche d’oro ed i romani lo scoprirono risalendo il fiume dove l’oro veniva setacciato con il bacile. L’oro setacciato nel fiume non poteva bastare, allora i romani inventarono un procedimento che Plinio chiamò ruina montium, ovvero il crollo del monte.

Come gli antichi romani estraevano l’oro dalla montagna. La gente del villaggio veniva impiegata a scavare cunicoli, gallerie e pozzi nella montagna, nonché canali per farvi arrivare l’acqua. I pozzi e le gallerie venivano scavati fino alla base del conglomerato più ricco d’oro, dopodiché veniva introdotta l’acqua che riempiva la base del conglomerato, impregnandola e facendole perdere stabilità. Il colpo di grazia veniva dato aprendo le saracinesche dei depositi di acqua a monte, cosicché una grande quantità d’acqua veniva riversata tutta insieme contro la base del conglomerato aurifero provocandone lo sgretolamento ed il crollo. Dopo il crollo, l’acqua trascina i sedimenti auriferi verso i canali di lavaggio, dove l’oro rimaneva bloccato.

Bisogna proprio dire che gli antichi romani con l’acqua ci sapevano proprio fare, ma soprattutto erano consapevoli del valore di un bene naturale com’è l’acqua, da trattare con cura (acquedotti) e la cui forza poteva essere sfruttata anche per estrarre oro da una miniera.

Las Mèdulas si trova tra Leon e Santiago di Compostela; c’è un centro visite e vengono effettuate visite guidate giornalmente, previa verifica disponibilità. Centro del giacimento aurifero è la Cueva Encantada (grotta incantata), mentre ad una decina di chilometri dal sito, si trova il belvedere di Orellan che offre una vista panoramica dell’intera area. Gli antichi lavori di estrazione dell’oro hanno lasciato in eredità anche un lago, il lago di Carucedo, con un perimetro di 5 km e una profondità di 9 m.; il lago Carucedo si formò quando i residui della miniera colmarono una valle. Ammirate, ma ricordando cosa si faceva lì 2000 anni fa!

Cinzia Malaguti

Bibliografia:

F. J. Sanchez, P. A. Orejas, L’oro di Roma, Storica NG n. 82

D. Kennedy, Il mondo di Roma imperiale: la formazione, Bari, Laterza, 1989

Plinio, Storia naturale, Torino, Einaudi, 1982-1988

 

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