Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza

Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza sono state due figure centrali del Rinascimento milanese; salirono al governo ducale dopo un ventennio di tirannia dei Visconti e dopo tre anni di caotica Repubblica. Francesco fu un abile condottiero con ambizioni ducali, appoggiato dai Medici di Firenze, sposò Bianca Maria Visconti, figlia legittimata del duca Filippo Maria, colta e diplomatica, gli fu di grande aiuto nella gestione amministrativa del ducato.

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Milano, Castello Sforzesco , voluto da Francesco Sforza

Bianca Maria Visconti (1425 – 1468) fu figlia legittimata di Filippo Maria Visconti, ultimo Duca di Milano della dinastia viscontea. Fatta strumento di controllo del potere da parte di un padre pieno di paturnie maniacali e paranoiche, Bianca Maria fu promessa in sposa all’età di sette anni all’abile condottiero Francesco Sforza, di ventiquattro anni più anziano di lei, nel tentativo di condizionarne l’operato sfruttandone l’ambizione di diventare l’erede ducale.

Le nozze tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza ebbero luogo nel 1441, ma solo dopo diversi intrighi, opportunistici, legati al potere e all’espansione territoriale, perpetrati sia da parte del duca Filippo Maria Visconti che del condottiero Francesco Sforza, spesso con manovre a sorpresa. Le nozze ebbero luogo a Cremona, ma dopo un breve soggiorno di Bianca Maria a Ferrara ospite di Niccolò d’Este, lì mandata dal duca Filippo Maria in uno dei tanti suoi cambi d’umore e per irretire Francesco.

Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza  in un ritratto di Bonifacio Bembo, Pinacoteca di Brera
Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza in un ritratto di Bonifacio Bembo, Pinacoteca di Brera

Dopo il matrimonio, Francesco e Bianca Maria fecero il loro viaggio di nozze a Venezia, dal doge Foscari, inizialmente alleato e committente dello Sforza, ma maggior nemico del Visconti; la politica espansionistica di Filippo Maria Visconti si scontrava con quella del Doge, contendendosi gli stessi territori, ma nel sogno di Francesco Sforza non c’erano altre guerre o intrighi, bensì pace e complementarietà tra le diverse signorie; un sogno impossibile da realizzare con Filippo Maria in vita.

Dopo il matrimonio, Bianca Maria seguì Francesco nelle Marche dove egli aveva dei possedimenti da difendere perché continuamente minacciati da piccole o grandi nemici. Dopo la vita ovattata di Abbiate, Bianca Maria si ritrovò in mezzo a guerre o contese violente, ma dimostrò intraprendenza e diplomazia.

Bianca Maria pretendeva fedeltà dalla sua corte, ma non la ottenne mai da Francesco, impenitente adultero; pare che fece uccidere un’amante che, peraltro, gli diede un altro figlio, tra i tanti che ebbe dalle sue amanti. Bianca Maria ebbe il primo figlio nel 1444 ed il nome venne fatto scegliere dal padre Visconti e suocero di Francesco, in segno di pace, ne fu lieto e scelse il nome del nonno Galeazzo a cui venne aggiunto Maria, come per tutti i discendenti di casa Visconti, sancendo così la discendenza Visconti nel ramo Sforza.

Alla morte di Filippo Maria Visconti, Bianca Maria e Francesco si trovavano nelle Marche, a difendere territori frammentati e divisi, ambiti da vari signori ed ecclesiasti; essi cercarono di rientrare in fretta a Milano perché la successione al ducato era contesa da francesi, aragonesi, imperiali, veneziani, non essendoci una discendenza viscontea di linea maschile, ma giunsero in prossimità di Milano che Filippo Maria era già deceduto ed era stata proclamata la Repubblica Ambrosiana.

Filippo Maria Visconti, ultima duca visconteo in linea di discendenza maschile
Filippo Maria Visconti, ultima duca visconteo in linea di discendenza maschile

Francesco Sforza, grazie all’aiuto di fedeli alla corte viscontea, in primo luogo la madre di Bianca Maria, riuscì a conquistare territori milanesi, a volte con aspre battaglie, a volte con la diplomazia o la strategia o l’opportunismo, fino ad accerchiare ed assediare Milano; nel 1450, una delegazione degli assediati milanesi, pur di non sottomettersi ai veneziani, anch’essi alle porte di Milano, si recò ad offrire il ducato di Milano a Francesco Sforza.

Francesco Sforza si presentò ai milanesi in veste di discendente di un’antica stirpe, ma era cosciente di aver conquistato il potere con la spregiudicata rapacità dell’avventuriero; il suo primo gesto fu regale ed opportunistico: accorse a Milano portando tutto il pane che riuscì a raccogliere e che fece lanciare sulla folla stremata per farsi acclamare. Fu così che Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti furono proclamati sovrani per acclamazione popolare.

La popolazione milanese, comunque, dopo i trentacinque anni di dominio del misantropo duca Filippo Maria e dopo i tre caotici anni della Repubblica, sentiva forte il bisogno di godere dell’apparato signorile e della munificenza dei pubblici festeggiamenti. D’altra parte, il progetto di governo di Francesco Sforza era rassicurante: intenzionato alla pace, ma sorretto dalla forza.

Francesco Sforza iniziò stimolando le attività commerciali e l’autosufficienza alimentare, fece ricostruire la Rocca, abbattuta in precedenza dal popolo quale simbolo della tirannia, su progetto che seguì personalmente, poi divenuto il Castello Sforzesco, diede nuovo impulso alla costruzione del Duomo.

Il Duomo di Milano
Il Duomo di Milano

Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti raccolsero via via crescenti consensi, ma non mancarono i nemici, con i quali Venezia annodò i suoi intrighi per liberarsi dello Sforza e ci fu persino un tentativo di avvelenamento non andato a segno. Francesco Sforza dovette conciliare gli impegni di battaglia con quelli di governo, ma siccome non poteva avere il dono dell’ubiquità, delegava Bianca Maria, colta e diplomatica, nei compiti esecutivi. Quando il marito era al campo, Bianca Maria restava a Milano ad occuparsi dell’ordinaria amministrazione; rispettava le direttive del marito, ma non le eseguiva supinamente e, a volte, cercava di convincere il marito, a cui comunque cercava sempre di compiacere, a cambiare posizione. Bianca Maria, a dire la verità, non voleva scontentare nessuno; gravata da un’immagine paterna distante ed inaffidabile, non sorprende che Bianca Maria sentisse un bisogno impellente ed ansioso dell’approvazione altrui.

Bianca Maria mantenne verso il marito un profilo che combinava grande affettuosità e dedizione a ironia e tratti pungenti, rilevabile dalla numerosa corrispondenza intercorsa nei lunghi periodi durante i quali Francesco era impegnato in guerra.

Ducato di Milano, casato degli Sforza, stemma
Ducato di Milano, casato degli Sforza, stemma

La fine della guerra contro Venezia venne firmata a Lodi il 9 aprile 1454; Francesco Sforza restituiva ai veneziani il Bergamasco, il Cremasco e il Bresciano e teneva la Ghiara d’Adda e i territori dell’Adda già appartenuti a Venezia. Ad essa seguirono lunghi anni di pace e di diplomazia che Francesco e Bianca Maria seppero tessere abilmente, anche grazie all’amicizia dei signori di Firenze, i Medici.

Francesco Sforza morì di malattia l’8 marzo del 1466 e gli successe al ducato di Milano il primogenito Gian Galeazzo Maria, uomo arrogante e cinico moralmente, ma che continuò l’attività del padre nel rendere più florida l’economia del ducato, attraverso la valorizzazione dei prodotti locali e del commercio.

Gian Galeazzo Maria fu assassinato e gli successe l’ambizioso fratello Ludovico Maria, detto il Moro, per i suoi capelli corvini. Durante il governo di Ludovico il Moro, Milano conobbe il pieno Rinascimento d’arte e bellezza; fu lui a commissionare l’Ultima Cena a Leonardo da Vinci. A Ludovico il Moro (1452 – 1508) successe il figlio Massimiliano (1493 – 1530) , a cui subentrò il fratello Francesco II (1495-1535), ultimo Duca di Milano.

La famiglia Sforza resse il Ducato di Milano dal 1450 al 1535.

Cinzia Malaguti

 

Bibliografia:

D. Pizzagalli, La signora di Milano, vita e passioni di Bianca Maria Visconti, Milano, BUR Saggi, 2016

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